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Trent Parke – The camera is God, 2019

 

Trent Parke sul suo progetto di street photography di quasi un anno, sulla caducità della vita e sul mettere le persone sotto il microscopio.

Il progetto, The Camera is God, ha visto Trent Parke girare su un passaggio pedonale di Adelaide, alla stessa ora del giorno, tutti i giorni, per quasi un anno. Catturare pedoni in attesa che le luci cambino, agitandosi e spingendosi, sbadigliando, litigando, urlando. Parke ha usato un pulsante di scatto che sparava costantemente a una velocità elevata, rimuovendo il controllo delle immagini fatte dalle sue mani, e così facendo imitando l’onniscienza delle telecamere CCTV di tutto il mondo: “Non ho cercato di controllare chi catturava la mia fotocamera, ma lascia che la vita e il caso decidano. Ora ci sono telecamere di sicurezza in tutte le città, che fanno la stessa cosa, osservando la vita quotidiana che si svolge davanti a loro”.

Le immagini finali sono state create ritagliando le sue fotografie: “Mi sono concentrato su volti particolari della folla, ho catturato il film da 35 mm e li ho ingranditi”. I volti e le forme nelle immagini finali di Parke variano nella loro chiarezza: alcuni sono simili a fantasmi, effimeri mentre altri sono resi riconoscibili semplicemente allontanandosi dall’immagine, alcuni che all’inizio sembrano quasi a fuoco, “evaporano in un modello di grana da vicino” spiega Parke. Il ruolo della grana del film è stato fondamentale per il fotografo: “È stato come mettere le persone al microscopio e vederle a livello di particelle e materia. Le persone sembravano familiari anche se erano anonime, come quando fai un sogno su qualcuno e ti svegli, provi a ricordarli e non riesci a cogliere quel contorno duro del viso di una persona.

 

Fonte: Magnum Photos